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Author Topic: Il ritorno di Bertinotti. "Ci sei mancato"  (Read 207 times)
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Il Fondo
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« on: Lun 8 Feb 10 12 »
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Angela Azzaro


Purtroppo è stato solo un ritorno televisivo. Ma sabato sera Fausto Bertinotti, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, si è fatto davvero rimpiangere. Per quello che ha detto, ma soprattutto per come lo ha detto. Da mesi assistiamo a un dibattito politico di basso livello, con letture – anche di fatti importanti – superficiali, piene di slogan. Da una parte e dell’altra: populiste. Bertinotti ha volato alto, parlando un linguaggio diverso: colto, complesso, ma che alla fine toccava il cuore più di tante frasi ad effetto, perché ha parlato dell’ispirazione più bella e forte della sinistra: stare sempre e comunque dalla parte degli ultimi. Ma forse, ha toccato il cuore anche di chi, non di sinistra, si è stufato della politica spettacolo e di politici solo interessati agli intrighi di Palazzo o allo scacchiere delle alleanze in cui non conta far valere le proprie idee, ma vincere, cioè ottenere posti e incarichi, quindi un potere fine a se stesso.

Bertinotti, rispetto a costoro, sembrava sì un extraterrestre ma ha parlato di questo mondo. Ha  ricordato una parola caduta ultimamente un po’ in disgrazia nelle analisi economiche e politiche. Forse perché ha vinto, ma oggi in pochi si ricordano di parlare del processo di globalizzazione capitalistica, della ricaduta che questo processo ha sulle vite di tanti uomini e tante donne. Bertinotti ha ricordato che molti dei problemi che viviamo a livello locale sono la conseguenza di poteri che inficiano la sovranità nazionale. Ha parlato di un potere economico e finanziario che oggi insegue la manodopera dove costa di meno. Senza diritti. Senza rispetto della vita umana. La vita umana non conta più niente. Conta il profitto. In quanti ricordano, quando commentano i dati della crisi e della disoccupazione, che le aziende, le stesse che licenziano e chiudono, continuano ad accumulare profitti come se niente fosse? Pochi. Troppo pochi.

E così Bertinotti ha fatto l’esatto opposto di quello che ha fatto l’opposizione, soprattutto parlamentare, negli ultimi mesi. Per criticare le politiche di destra, ha parlato dei limiti della sinistra. Non è stato lì a cavalcare l’antiberlusconismo, ma ha parlato di contenuti. Dei contenuti che dovrebbero servire alla sinistra per vincere davvero, ancora prima che nelle urne, nel cuore degli italiani. E ha detto tre cose, molto chiare. Anche dure. Ma che devono essere messe in agenda, non fosse altro che per riflettere, per capire.

Primo: i lavoratori sono stati lasciati soli. Le loro lotte sono rimaste isolate. Oggi la disperazione e la solitudine è arrivata al tal punto che per farsi sentire gli operai devono salire sui tetti. Devono inscenare manifestazioni estreme. In mancanza della politica e del sindacato che mette insieme le lotte, alcuni singoli tentano il tutto per tutto per non restare sconfitti. Ma per molti che riescono, molti soccombono. Nel silenzio. Nell’indifferenza. Della politica ma anche dei media.

Secondo: dopo Rosarno la sinistra avrebbe dovuto organizzare una grande manifestazione nazionale, il fatto che non lo abbia fatto è stato gravissimo. A Rosarno, ha detto Bertinotti, abbiamo assistito a un fenomeno di nuova schiavitù e a una deportazione. Nei decenni passati ci sarebbe stata una sollevazione, la sinistra non avrebbe guardato e tiepidamente protestato. Avrebbe manifestato. Avrebbe detto: no. Non deve più accadere. Il fatto che non sia accaduto è per Bertinotti una vergogna.

Terzo: la sinistra deve smettere di essere litigiosa e deve unirsi per tornare ad essere alternativa alla destra. Anche in questo caso l’ex segretario di Rifondazione comunista ha perfettamente ragione. Ma perché questo accada dovrebbero essere tutti signori come lui o come Nichi Vendola. E purtroppo, la storia degli ultimi anni, dimostra che non è così.

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rick
Guest
« Reply #1 on: Lun 8 Feb 10 21 »
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Permettetemi di dissentire.
Ho visto la trasmissione e Bertinotti e' sempre il solito populista che centrifuga operai, rosarno, proletari, precari, in un calderone socialpopolare che ormai non ha piu' ragione di esistere.
Usa gli stessi termini da anni.
Tutto si puo' dire che non sia una persona colta ma di novita' nemmeno l'ombra.
E soprattutto, si e' chiesto se la sinistra "radicale" e terminale di questo periodo non sia il prodotto
dei danni che ha fatto lui negli ultimi 15 anni, tra ribaltoni, uliveti, ricattini e presidenze varie...
non si e' chiesto come mai i loro elettori li hanno abbandonati ?

Forse e' proprio per questo che molti operai votano Lega.
Perche' non credono piu' alle bugie di questi signori sinistri radical chic,
che mandano la gente in piazza con la cgil a protestare contro il faraone di arcore,
ma poi fanno poco, pochissimo per la povera gente.

La figura dello snob colto di sinistra calza proprio bene al Sig. Bertinotti,
uno dei primi colpevoli dello sfascio della sinistra in Italia.
A lui dobbiamo riconoscere l'onore delle armi perche '  si e' dimesso,
ma ora prostrarci di fronte ai sermoni del guru della sinistra ammantato di cashmere...proprio no.

saluti
rick
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Manlio Emili
Guest
« Reply #2 on: Mar 9 Feb 10 10 »
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Permettetemi di dissentire.
Ho visto la trasmissione e Bertinotti e' sempre il solito populista che centrifuga operai, rosarno, proletari, precari, in un calderone socialpopolare che ormai non ha piu' ragione di esistere.
Usa gli stessi termini da anni.
Tutto si puo' dire che non sia una persona colta ma di novita' nemmeno l'ombra.
E soprattutto, si e' chiesto se la sinistra "radicale" e terminale di questo periodo non sia il prodotto
dei danni che ha fatto lui negli ultimi 15 anni, tra ribaltoni, uliveti, ricattini e presidenze varie...
non si e' chiesto come mai i loro elettori li hanno abbandonati ?

Forse e' proprio per questo che molti operai votano Lega.
Perche' non credono piu' alle bugie di questi signori sinistri radical chic,
che mandano la gente in piazza con la cgil a protestare contro il faraone di arcore,
ma poi fanno poco, pochissimo per la povera gente.

La figura dello snob colto di sinistra calza proprio bene al Sig. Bertinotti,
uno dei primi colpevoli dello sfascio della sinistra in Italia.
A lui dobbiamo riconoscere l'onore delle armi perche '  si e' dimesso,
ma ora prostrarci di fronte ai sermoni del guru della sinistra ammantato di cashmere...proprio no.

saluti
rick

Semplicemente mi associo e mi "complimento" per il "parterre de rois" sia a sinistra che a destra. Come dire: il vecchio e falso che "riavanza" ed "avanza"... Peccato che tutto ciò sia indigesto e stantio come gli "avanzi" dei pasti e difficile la successiva digestione, assimilazione ed espulsione...
"Cameriere, mi porti il menù e la carta, grazie..."

Saluti
Manlio Emili
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Giovanni Di Martino
Guest
« Reply #3 on: Gio 11 Feb 10 14 »
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   Mi associo al dissenso. Il ritorno di Bertinotti sembra il film Il ritorno del Monnezza, penoso e fuori tempo massimo (poi mi sono sempre chiesto, perchè "del Monnezza"? il personaggio di Monnezza era una cosa e l'ispettore Giraldi un'altra, ma questo è un altro discorso). Tornando a Bertinotti, a me sembra che lui sia quello che ha preso i comunisti italiani, tramortiti dalla Bolognina, li abbia in qundici anni legati, imbavagliati e consegnati alla filiale italiana di Soros, nè più, nè meno. L'elettorato, un po' troppo tardi, se n'è accorto, e qualche quadro di Rifondazione pure. E' ovvio che se per 18 anni l'unico contenuto che proponi è l'antiberlusconismo (e anche adesso ci dà dentro, uniamoci per opporci alle destre!) alla fine la gente ti crede e vota per Veltroni e Di Pietro, cioè per quelli che l'antiberlusconismo lo fannomeglio di te; e, finito di tagliare il ramo sul quale sei seduto, il ramo casca e Rifondazione con lui.
   Bertinotti è un rottame, ben tenuto, ma pur sempre rottame. Giusto da Fazio sta bene, dove anche l'opsite più insignificante viene celebrato come chissà chi.
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