Stefano Vaj
imo" href="http://www.sestanteedizioni.com/new/index.php?pagename=product_info&cPath=2&products_id=240&osCsid=9a33f915479e25b1be88b09d8a54ec89">
Mutare o perire. La sfida del transumanes imo (Sestante Edizioni, Milano 2010) è un libro che non ha paura di richiamarci all'esortazione nietzschana a "divenire ciò che siamo", e che si colloca in quello spazio prometeico, futurista ed apertamente postumanist
a della cultura europea che vede oggi in
Riccardo Campa uno dei più impegnati ed autorevoli esponenti.
Campa è infatti un autore pienamente integrato nel
ta" href="http://www.transumanisti.it/">movimento transumanis ta, ed anzi particolarm
ente rappresenta
tivo dello stesso, ma in cui appunto si esprime in modo più chiaro la consapevole
zza della connessione, a vari livelli, tra il superamento dell'umano ("postuman-ismo") e quel
no dell'umanismo" href="http://www.uomo-libero.com/articolo.php?id=369">superamento heideggeria no dell'umanismo ("post-umanismo") che appare oggi al tempo stesso il presupposto e la inevitabile conseguenza della metamorfosi che la tecnoscienz
a ci spalanca - può spalancarci, se sapremo
guardare al nostro destino negli occhi. Giacché tale difesa dell' "antropocentrismo", nel senso in cui
Roberto Marchesini utilizza questo termine, l'
umanismo cioè ed inteso come orizzonte ultimo ed obbligato della nostra avventura, rappresenta l'esatto contrario dell'
Umanesimo che ricollegand
osi, agli albori dell'era moderna, alle più antiche radici all'epoca conosciute incarnò il primo vagito di riscossa dall'alienazione monoteista e dualista; e costituisce invece il collante generale, il comune denominator
e di chi tra "mutare" e "perire" (perire se non altro come "esseri storici") non ha oggi esitazioni a scegliere il secondo termine. Ma rappresenta pure una scoria ed un riflesso condizionat
o capace di risorgere anche dove meno te lo aspetti, laddove ad esempio l'entusiasmo più o meno naïf per la tecnoscienz
a rischia di colorarsi, specie oltreoceano, di determinism
o, universalis
mo, provvidenzi
alismo (magari nella forma di qualche Mano Invisibile di natura economica..
.), quando non di tinte apertamente escatologic
he - del resto facilmente suscettibil
i di rovesciarsi in millenarism
o, vedi la recente insistenza di alcuni autori sui cosiddetti "
i" href="http://www.amazon.com/Global-Catastrophic-Risks-Nick-Bostrom/dp/0198570503/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1265474442&sr=8-1">rischi esistenzial i" - che è facile decostruire come l'ennesima secolarizza
zione del mito giudeocrist
iano.
In proposito, i saggi compresi nel volume costituisco
no un contributo decisivo non solo alla conoscenza delle ragioni del campo faustiano e transumanis
ta, che oggi sono accessibili ai più solo nelle polemiche dei suoi avversari, ma anche ad una definizione più "europea" e filosoficam
ente consapevole delle ragioni medesime - e delle loro implicazion
i.
Il discorso non ha perciò paura di presentarsi nella sua forma inadulterat
a e radicale, dando la priorità all'esigenza di consentire a ciascuno di "pensare sino in fondo ciò che pensa" e di confrontars
i con le vere questioni che ci stanno di fronte, presupposto di ogni vero dialogo al riguardo, anziché a velleità dirette ad inseguire un'improbabile "accettabilità" o "rispettabilità" agli occhi di un mondo, ancora largamente egemone specie nel nostro paese, che fonda le sue scelte su valori del tutto diversi.
Radicalismo, si diceva, ed esclusione perciò a priori di una visione del transumanis
mo come un circolo del tè in cui ritrovarsi ad applaudire educatament
e ogni possibile indizio di sviluppi mirabolanti che si ritenga possano aver luogo "automagicamente", ed a prescindere dal contesto politico, economico, sociale e culturale delle società in cui viviamo, per essere felicemente condivisi e risolvere così ogni problema. Siamo perciò lontani qui dall'idea che tali sviluppi possano obbedire ad una legge necessaria capace di ignorare legislazion
i proibizioni
ste, interdetti morali, riduzione dell'investimento nella ricerca fondamental
e, declino dell'educazione tecnoscient
ifica, fantasie di "decrescita felice", ed economie in via di disindustri
alizzarsi, dove l'"innovazione" rischia di ridursi sempre più al progressivo affinamento di breakthroug
h risalenti ormai a cinquanta o cento anni fa, intanto che le promesse del secolo che va dal 1870 al 1970 vengono mancate una dopo l'altra, e della sfida marinettian
a prendono il posto le
speranze di stasi e l'orrore per la
rivoluzione biopolitica che pure ci sta di fronte. Al contrario: il transumanis
mo radicale espresso che si esprime nel testo ci invita chiaramente non ad una contemplazi
one dei nostri futuri alternativi come esercizio accademico, ma ad una mobilitazio
ne civile ed intellettua
le uguale e contraria a quella dei nemici irriducibil
i di tutto ciò che Campa incarna; con la differenza che, se mai per il transumanis
mo si può davvero parlare di "religione", ciò ha senso solo nell'accezione in cui
Emilio Gentile parla di "religioni della politica" nel suo
omonimo libro. Giacché è una trasformazi
one
in questo mondo e
di questo mondo che il transumanis
mo si propone, e, come dice
Guillaume Faye, "metamorfosi è una parola più forte di rivoluzione".
E' infatti ad una siffatta metamorfosi, mentale prima ancora che fattuale, che il libro intende promuovere, nel luogo di una "nuova sintesi" postnovecen
tesca e di una convergenza tra la sfida postmoderna della tecnica contemporan
ea e quanto di più vitale ci consegna la nostra cultura filosofica e scientifica
. In vista di ciò, è difficile per chi si richiama a tale tradizione non associarsi a Campa nell'invocare ancora una volta l'emancipazione dalle pastoie di chi, oggi come ieri, vede nella rimozione
pratica del Divenire l'unica possibile redenzione dal peccato originale dell'autodeterminazione umana; e nel salutare con gioia un destino plurale di identità eternamente rinnovate e mutate, che rivendichia
mo come nostro.
.

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