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Author Topic: Mutare o perire. La sfida del transumanesimo  (Read 136 times)
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« on: Lun 8 Feb 10 12 »
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Stefano Vaj


imo" href="http://www.sestanteedizioni.com/new/index.php?pagename=product_info&cPath=2&products_id=240&osCsid=9a33f915479e25b1be88b09d8a54ec89">Mutare o perire. La sfida del transumanes imo (Sestante Edizioni, Milano 2010) è un libro che non ha paura di richiamarci all'esortazione nietzschana a "divenire ciò che siamo", e che si colloca in quello spazio prometeico, futurista ed apertamente postumanist a della cultura europea che vede oggi in Riccardo Campa uno dei più impegnati ed autorevoli esponenti.

Campa è infatti un autore pienamente integrato nel ta" href="http://www.transumanisti.it/">movimento transumanis ta, ed anzi particolarm ente rappresenta tivo dello stesso, ma in cui appunto si esprime in modo più chiaro la consapevole zza della connessione, a vari livelli, tra il superamento dell'umano ("postuman-ismo") e quel no dell'umanismo" href="http://www.uomo-libero.com/articolo.php?id=369">superamento heideggeria no dell'umanismo ("post-umanismo") che appare oggi al tempo stesso il presupposto e la inevitabile conseguenza della metamorfosi che la tecnoscienz a ci spalanca - può spalancarci, se sapremo guardare al nostro destino negli occhi. Giacché tale difesa dell' "antropocentrismo", nel senso in cui Roberto Marchesini utilizza questo termine, l'umanismo cioè ed inteso come orizzonte ultimo ed obbligato della nostra avventura, rappresenta l'esatto contrario dell'Umanesimo che ricollegand osi, agli albori dell'era moderna, alle più antiche radici all'epoca conosciute incarnò il primo vagito di riscossa dall'alienazione monoteista e dualista; e costituisce invece il collante generale, il comune denominator e di chi tra "mutare" e "perire" (perire se non altro come "esseri storici") non ha oggi esitazioni a scegliere il secondo termine. Ma rappresenta pure una scoria ed un riflesso condizionat o capace di risorgere anche dove meno te lo aspetti, laddove ad esempio l'entusiasmo più o meno naïf per la tecnoscienz a rischia di colorarsi, specie oltreoceano, di determinism o, universalis mo, provvidenzi alismo (magari nella forma di qualche Mano Invisibile di natura economica.. .), quando non di tinte apertamente escatologic he - del resto facilmente suscettibil i di rovesciarsi in millenarism o, vedi la recente insistenza di alcuni autori sui cosiddetti " i" href="http://www.amazon.com/Global-Catastrophic-Risks-Nick-Bostrom/dp/0198570503/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1265474442&sr=8-1">rischi esistenzial i" - che è facile decostruire come l'ennesima secolarizza zione del mito giudeocrist iano.

In proposito, i saggi compresi nel volume costituisco no un contributo decisivo non solo alla conoscenza delle ragioni del campo faustiano e transumanis ta, che oggi sono accessibili ai più solo nelle polemiche dei suoi avversari, ma anche ad una definizione più "europea" e filosoficam ente consapevole delle ragioni medesime - e delle loro implicazion i.

Il discorso non ha perciò paura di presentarsi nella sua forma inadulterat a e radicale, dando la priorità all'esigenza di consentire a ciascuno di "pensare sino in fondo ciò che pensa" e di confrontars i con le vere questioni che ci stanno di fronte, presupposto di ogni vero dialogo al riguardo, anziché a velleità dirette ad inseguire un'improbabile "accettabilità" o "rispettabilità" agli occhi di un mondo, ancora largamente egemone specie nel nostro paese, che fonda le sue scelte su valori del tutto diversi.

Radicalismo, si diceva, ed esclusione perciò a priori di una visione del transumanis mo come un circolo del tè in cui ritrovarsi ad applaudire educatament e ogni possibile indizio di sviluppi mirabolanti che si ritenga possano aver luogo "automagicamente", ed a prescindere dal contesto politico, economico, sociale e culturale delle società in cui viviamo, per essere felicemente condivisi e risolvere così ogni problema. Siamo perciò lontani qui dall'idea che tali sviluppi possano obbedire ad una legge necessaria capace di ignorare legislazion i proibizioni ste, interdetti morali, riduzione dell'investimento nella ricerca fondamental e, declino dell'educazione tecnoscient ifica, fantasie di "decrescita felice", ed economie in via di disindustri alizzarsi, dove l'"innovazione" rischia di ridursi sempre più al progressivo affinamento di breakthroug h risalenti ormai a cinquanta o cento anni fa, intanto che le promesse del secolo che va dal 1870 al 1970 vengono mancate una dopo l'altra, e della sfida marinettian a prendono il posto le speranze di stasi e l'orrore per la rivoluzione biopolitica che pure ci sta di fronte. Al contrario: il transumanis mo radicale espresso che si esprime nel testo ci invita chiaramente non ad una contemplazi one dei nostri futuri alternativi come esercizio accademico, ma ad una mobilitazio ne civile ed intellettua le uguale e contraria a quella dei nemici irriducibil i di tutto ciò che Campa incarna; con la differenza che, se mai per il transumanis mo si può davvero parlare di "religione", ciò ha senso solo nell'accezione in cui Emilio Gentile parla di "religioni della politica" nel suo omonimo libro. Giacché è una trasformazi one in questo mondo e di questo mondo che il transumanis mo si propone, e, come dice Guillaume Faye, "metamorfosi è una parola più forte di rivoluzione".

E' infatti ad una siffatta metamorfosi, mentale prima ancora che fattuale, che il libro intende promuovere, nel luogo di una "nuova sintesi" postnovecen tesca e di una convergenza tra la sfida postmoderna della tecnica contemporan ea e quanto di più vitale ci consegna la nostra cultura filosofica e scientifica . In vista di ciò, è difficile per chi si richiama a tale tradizione non associarsi a Campa nell'invocare ancora una volta l'emancipazione dalle pastoie di chi, oggi come ieri, vede nella rimozione pratica del Divenire l'unica possibile redenzione dal peccato originale dell'autodeterminazione umana; e nel salutare con gioia un destino plurale di identità eternamente rinnovate e mutate, che rivendichia mo come nostro.

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