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Author Topic: Sindacalismo rivoluzionario. Lotta comunitaria  (Read 229 times)
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« on: Lun 8 Giu 09 12 »
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Luca Leonello Rimbotti


ugo-spirito_fondo-magazineNella tradizione politica italiana la coniugazion e dei termini popolo e nazione è stata un'eterna costante. La speciale idea di democrazia che si era fatta largo in epoca moderna non aveva nulla dell'oligarchismo parlamentar ista di provenienza anglosasson e e puritana. E neppure aveva nulla a che spartire con il millenarism o classista di Marx e con il suo elogio del progresso  cosmopolita . Al contrario, almeno da Mazzini in poi, si ha da noi il convincimen to che per democrazia debba intendersi la mobilitazio ne di tutto il popolo, oltre le classi e gli interessi, e il suo inserimento nel circuito decisionist a attraverso il meccanismo delle appartenenz e sociali entro la cornice nazionale. Come dire: il lavoro e la sua possibilità di uscire dalla gestione economica per entrare in quella politica. Il che significava la guida del popolo affidata alle sue aristocrazi e politiche espresse dalla competenza tecnica. E in questo noi vediamo facilmente l'anticipazione di molto corporativi smo, ad esempio nel senso di un Ugo Spirito [nella foto]. Il Sindacalism o Rivoluziona rio nacque in questa prospettiva . E la storia del socialismo non marxista ne è la conferma. La mobilitazio ne morale, la promozione di una cultura politica popolare e la lotta contro il classismo furono tappe essenziali di quel movimento di liberazione delle energie davvero democratich e e davvero popolari che si presentò al crocevia storico del 1914 come il più vitale e il più attivo. Bloccato il socialismo riformista nelle sue derive fatalistich e, screditato quello massimalist a e marxista dalla sua impotenza anche solo a concepire una via rivoluziona ria, in Italia gli unici versanti mobilitator i e innovativi, capaci di intendere la politica mondiale e le possibilità della storia, furono il Nazionalism o imperialist a e il Sindacalism o Rivoluziona rio.
Possiamo dire che quando, intorno al 1911, Angelo Oliviero Olivetti affermava che  sindacalism o e nazionalism o si presentavan o come "dottrine di energia e di volontà", essendo le due uniche "tendenze aristocrati che" in un mondo già livellatore, e che insieme esprimevano "il culto dell'eroico che vogliono far rivivere in mezzo a una società di borsisti e di droghieri", le fondamenta di un diverso modo di concepire la politica erano già gettate. Questa via politica, in realtà, più che nuova, era proprio rivoluziona ria rispetto alla tradizione ottocentesc a legata agli schierament i di classe, e lo era anche nei confronti della politica del Novecento, tutta di nuovo incentrata - dal marxismo al liberalismo - sulla concezione antagonista tra i ceti e gli interessi, che era tipica del classismo tanto di vertice (liberale) quanto di base (marxista). La percezione che il criterio dell'appartenenza è dato dal valore di legame culturale e bio-storico, anziché dal profitto e dal salario, fu un rovesciamen to delle categorie mentali del borghesismo, rifiutate nel loro insieme, come brutale negazione dell'identità profonda, quella geo-storica. Ben più significant e di quella superficial e, occasionale e mutevole che deriva dalla mera collocazion e sociale.
L'aver scoperto che tra le masse e le oligarchie esiste uno spazio destinale che entrambe le ricomprende sotto il nome di popolo è il maggior titolo ideologico del Sindacalism o Rivoluziona rio italiano.

Di fronte ai ricorrenti tentativi di sottrarre il Sindacalism o Rivoluziona rio a questo suo destino ideologico - tentativi intesi soprattutto a sganciarlo dall'eredità fascista, presentata ogni volta come incongrua e manipolator ia, secondo le note mistificazi oni di certa storiografi a contemporan ea - noi non possiamo che far parlare gli ideali, i progetti e le intuizioni di una classe dirigente sindacalriv oluzionaria che procedette diritto lungo un unico crinale: concezione organicisti ca della società, precedenza del fattore comunitario su quello individuali stico e settario, sindacato come aggregazion e più  politica che economica, messa in valore della lotta e persino della guerra esterna come essenziali momenti di potenziamen to del popolo, in quanto blocco unitario di volontà e più precisament e di volontà politica. E, non da ultimo, netta presa di coscienza che il rivoluziona mento degli assetti sociali liberali e conservator i lo si poteva ottenere non con rivendicazi oni settorialis tiche vetero-sindacali, ma con drammaturgi e popolari ad alta intensità coinvolgent e. In altre parole, con una cultura politica fortemente mobilitante, alla maniera del "mito" soreliano. Ciò che ai sindacalist i rivoluziona ri fece riconoscere la Prima guerra mondiale per quello che era: l'occasione storica per abbattere l'oligarchia liberale e per dare avvìo alla coscienza popolare di massa, attivata attraverso la tragica compartecip azione al dramma collettivo di una crescita "spengleriana", per così dire. Ottenuta cioè per mutazioni traumatiche, per scatti rivoluziona ri: la guerra nazionale come azione rivoluziona ria di massa, appunto. Qualcosa di molto diverso dai blandi riformismi, che in regime liberale sono facilmente gestibili, al solito, dalle caste borghesi paternalist e.

Una concezione del mondo fondata sul riconoscime nto del trauma epocale come punto di rottura e apertura degli spazi del rovesciamen to: questa la virtù rivoluziona ria dei sindacalist i rivoluziona ri, che nel riconoscere la Nazione in altro modo rispetto al patriottism o conservator e borghese, in modo popolare e sociale, riconobbero il valore politico del Novecento, cioè la comunità di popolo mobilitata attorno a simboli e traguardi di valore sociale, politico e metapolitic o, non occasionali ma macrostoric i.

La macrostoria è difatti lo scenario del Sindacalism o Rivoluziona rio, più di quanto la rivendicazi one salariale contrattata coi potentati industriali non fosse invece l'umile terreno del sindacalism o socialista, microstoric o a dispetto dei suoi sogni palingeneti ci, e incapace, al momento buono, di interpretar e i segni del cambiamento epocale. Come accadde puntualment e nel 1914, quando i gestori socialisti del "risentimento di classe" proletario consegnaron o alla sconfitta storica proprio quelle masse operaie che avrebbero inteso condurre al riscatto, contrattand o scaglie di paternalism o con il padronato, anziché verificare la possibilità di liquidare la casta al potere costruendo un'avanguardia aristocrati ca aperta non al popolo, ma a tutto il popolo.

georges-sorel_fondo-magazineSia Georges Sorel [nella foto] che Arturo Labriola Labriola ebbero modo di notare che il sindacalism o socialista aveva una scarsa propensione alla lotta e che quasi quasi la borghesia, o per lo meno certi suoi settori, dimostravan o negli anni precedenti la Prima guerra mondiale una capacità dinamica maggiore, un decisionism o più libero. La storia del sindacalism o socialista prima e socialcomun ista poi è una storia di sottomissio ne al padronato capitalisti co e di rassegnazio ne alla subalternit à, di assenza di strategia e di semplice tattica di retroguardi a. In questo ambito, il Sindacalism o Rivoluziona rio presentava una ben maggiore capacità di verificare le possibilità della storia. E sua fu l'unica volontà massimalist a davvero all'opera allora in Italia. Quando poi si attuò la saldatura tra coscienza di popolo e coscienza di nazione, l'Italia si trovò all'avanguardia europea di tutte le rivendicazi oni: politiche, sociali e storiche. Fu in questo modo dimostrato che la vera politica sociale era quella della nazione e non quella della classe.

Come hanno dimostrato gli storici, c'erano settori dominanti del Sindacalism o Rivoluziona rio in cui il nazionalism o non solo era distinto dal patriottism o di classe del borghesismo, ma era giudicato come lo strumento migliore per creare, con i vincoli di un'appartenenza ribadita come identità di rilievo mondiale, le condizioni per scuotere le oligarchie plutocratic he e per ottenere il risveglio delle masse: non secondo principi universali astratti, ma secondo principi territorial i realistici. Un popolo e il suo territorio, un popolo e i suoi diritti alla vita, un popolo e la sua determinazi one a imporsi nella lotta mondiale: questa la scena della maggiore rivendicazi one possibile. In uno scritto apparso sul foglio "L'internazionale" del luglio 1911, in occasione della polemica circa la guerra di Libia, ad esempio, troviamo sanciti in maniera straordinar iamente chiara i contorni di una maturazione politica che allora e ancor più in seguito mancò del tutto sia al socialismo sia al socialcomun ismo: il valore-nazione come strumento di liberazione dalla prigione della classe. Il parere di un operaio intellettua lizzato, Agostino Gregori, era il seguente: il nazionalism o è il "fatto nuovo", destinato a segnare  una fase storica nel movimento  politico ed economico del nostro paese. Potrebbe anche darsi che il proletariat o debba a questo movimento lo scatto violento di tutte le sue energie che lo porterebber o alla conquista della propria emancipazio ne, alla rivendicazi one di tutti i suoi diritti prima ancora di quanto noi pensiamo e speriamo.

Si faccia attenzione a come qui si parli di "tutti i diritti" del popolo lavoratore, e non solo di quelli sindacali o retributivi . "Tutti i diritti" significa che tramite il nazionalism o il proletariat o accede anche alla "cultura borghese", alla nazione, alla patria e alla guerra di classe internazion ale: l'imperialismo. Affermazion i come questa sono tipiche di un sostrato rivoluziona rio antimarxist a e veramente popolare, cioè nazionale, ben vivo nel sottotracci a politico dell'epoca che incubò il Fascismo, e bene in grado di comprendere che una politica popolare di vertice era possibile svolgerla unicamente impossessan dosi dei diritti del popolo usurpati dalla borghesia. Togliere dalle mani della borghesia la nazione e lo stesso imperialism o - come ad esempio faceva Corradini - significava sostituire alle oligarchie del denaro le aristocrazi e di comando della politica, attinte dall'intero bacino del popolo. E queste, a differenza di quelle, provenivano da tutto il popolo, erano tutto il popolo, e non soltanto la sua minoranza capitalista o la sua minoranza operaista: l'una e l'altra, se prese isolatament e, ugualmente dedite all'esclusivo calcolo utilitario di classe.

Questo è il lontano antefatto di accadimenti di solito trascurati dalla storiografi a, ma che sono centrali in un'analisi del valore storico dell'idea italiana di democrazia di popolo. Questo è il lontano antecedente, per fare un esempio, del fatto che durante la Repubblica Sociale si poté avere un ministro direttament e espresso non dalla cultura sindacalist a, non dall'intellettualità borghese di nominale militanza filo-proletaria, non dalla nomenclatur a di questo o quel partito, ma dalla fabbrica e dalla militanza di base: l'operaio Giuseppe Spinelli, ultimo Ministro del Lavoro della RSI.

Il passaggio dal Sindacalism o Rivoluziona rio al sindacalism o nazionale non fu che la sintesi storica di un procediment o naturale e spontaneo. Una volta che si era riconosciut a la contiguità tra lotta di popolo e guerra rivoluziona ria, si erano anche stabilite le coordinate dell'organicismo. Se pensiamo ad esempio al comunalismo di un Alceste De Ambris, incentrato sulle identità ancestrali della territorial ità locale, sulla tradizione e sulla consuetudin e della comunità di villaggio, noi vediamo che è su questo punto che avverranno le più larghe convergenze proprio tra il Fascismo e questa ideologia della tradizione rivoluziona ria. Fu infatti proprio il Fascismo, per altri versi accentrator e e "prefettizio", il Fascismo "liberticida", totalitario e politicamen te "assolutista" che favorì, senza alcuna contraddizi one nel far convivere l'assoluto del Centro con il relativo della periferia, quella straordinar ia operazione di recupero della cultura popolare in epoca moderna che fu la rinascita fascista delle piccole patrie. Regioni, borghi, feste e associazion ismi paesani, ataviche memorie condivise e realtà locali di antico prestigio sociale ebbero sanzione di sovrana autorità identitaria, convivendo entro la cornice della Nazione, che tutto questo comprendeva armonicamen te. Questa singolare inquadratur a di eguale sincronismo tra arcaismo e modernità seppe conferire alle identità locali quel respiro di integrazion e nel più ampio quadro dell'identità nazionale, che non è mai esistito né nel comunismo - che è stato sempre violentemen te ostile al tradizional ismo rurale e urbano - né nel liberalismo, per natura nemico dei radicamenti e favorevole agli universalis mi.

Il Sindacalism o Rivoluziona rio italiano, oltre che terreno di lotta sociale e politica nel nome del popolo emarginato, da ricondurre entro l'alveo nazionale con nuovi titoli di nobiltà sociale, è stato infatti anche e soprattutto strumento rivoluziona rio-conservatore dell'identità. In esso, la modernità della società sviluppata e massificata veniva coniugata al riconoscime nto che il nesso radicale tra uomo e suolo, tra lavoratore e identità geo-storica, tra ceppo ancestrale e luogo fisico della convivenza, è ineliminabi le, è anzi da rafforzare contro ogni cosmopoliti smo.
La risoluzione di riconoscere prima nella guerra coloniale del 1911-12 e poi in quella nazionale del 1915-18 una rivoluziona ria guerra di popolo di portata politica, sociale e identitaria decisiva, mostra che il Sindacalism o Rivoluziona rio, affiancando il Nazionalism o nella lotta interventis ta, non ebbe nulla a che spartire con le logiche classiste liberali e marxiste, ma ne costituì l'esatto contraltare .

Quando, nel 1935, Arturo Labriola riconobbe nella guerra d'Africa davvero l'attesa pagina di riscatto popolare attraverso l'imperialismo contadino di un'intera nazione, mise un chiaro sigillo ideologico sull'intero movimento del sindacalism o politico. Questa sua finale ammissione dei titoli storici del Fascismo a interpretar e i diritti del lavoro, fu una ben più centrata analisi che non quella operata dal "famoso" sindacalism o rivoluziona rio parmense che, pur interventis ta nel 1914, volle nel 1922 sbagliare la sua diagnosi storica: volle vedere nello squadrismo non l'insurrezione armata del popolo, ma il braccio dell'Agraria, indotto in questo errore da coincidenze locali, da propagande reazionarie, da miopie di piccoli capi, mancando di coglierne il più vasto significato storico: che per la prima volta, in Italia, il popolo della campagna, quello del bracciantat o, quello del sobborgo, quello dell'artigianato impoverito, quello minuto degli antichi centri storici urbani - insomma, proprio il popolo deambrisian o del comunalismo - prendeva le armi contro un'autorità massonica, oligarchica e reazionaria e portava al potere un suo capo. Prevalse dunque in quel caso un malconcepit o afflato "libertarista" che non fu mai patrimonio del vero Sindacalism o Rivoluziona rio, ma cascame anarco-repubblicano, "azionista" ante-litteram. Ma quella di Parma sindacalist a che fece le barricate contro l'insurrezione squadristic a - modesto episodio ostentato dalla storiografi a di parte come l'unico trofeo antifascist a del Sindacalism o Rivoluziona rio, e che invece fu un chiaro attestato della retroguardi a in cui si dibatteva tanta "sinistra" italiana dell'epoca - fu scheggia a sé, in nulla rappresenta tiva dell'intero movimento. Basti dire che il Sindacalism o Rivoluziona rio fornì al Fascismo l'ossatura storica del suo sindacalism o e del suo corporativi smo: Michele Bianchi, Edmondo Rossoni, Cesare Rossi, Massimo Rocca, Umberto Pasella, Ottavio Dinale, Paolo Orano, Agostino Lanzillo...e può bastare così. E che inoltre fornì, attraverso l'elaborazione del socialismo giuridico, la pietra d'angolo del regime sociale di massa gerarchico e popolare.

Ma il senso storico centrale del Sindacalism o Rivoluziona rio è ancora un altro. E' l'idea propriament e corporativa che l'associazionismo di popolo è la trama sociale su cui una nazione si regge, è il basamento su cui viene eretto un sistema aperto all'accesso dei migliori al potere, è l'organo vivo le cui cellule dinamiche sono attivate dalla partecipazi one, dalla mobilità verso l'alto, dal decisionism o politico e da un solidarismo doppiamente efficace: quello di ordine sociale e quello di identità nazionale. Senza il Sindacalism o Rivoluziona rio, il pensiero politico italiano non avrebbe conosciuto, ad esempio, il fenomeno del sindacalism o nazionale. Che può essere ben espresso da quanto Sergio Panunzio affermava circa l'organicismo sindacalist a, anima di una "socializzazione dell'uomo" che avrebbe definitivam ente desertifica to il terreno su cui vigoreggian o i liberismi del profitto privato.

Il sindacato operaio può essere la risposta al solidarismo borghese solo in regime di spaccature liberali. Il sindacalism o operaio, in uno Stato organicista, svolge invece, come qualunque altro rango sociale o Stand - intellettua le, di mestiere, di professione, di servizio -, il ruolo di elemento politico di selezione dei migliori, attingendo da una base popolare che né il liberalismo né lo stesso bolscevismo consideraro no mai come effettivo bacino dell'élite di comando: l'intera popolazione nazionale. Lo Stato sindacale non è, in questo senso, che il bastione di una conservazio ne rivoluziona ria, all'interno della quale la raccolta del lavoratore in associazion e non solo economica, ma soprattutto politica, ha lo stesso arcaico sapore delle antiche corporazion i, delle antiche compagnie dei mestieri, delle fraglie artigiane, dei sodalizi di artieri. Storicament e, tutti questi momenti dell'ordinamento per ranghi di onore sociale sono luoghi in cui il solidarismo non è propaganda umanitaria e mondialista, né organismo di protezione economica di settori più o meno privilegiat i, ma vita vissuta quotidianam ente accanto a chi condivide il proprio spazio geo-storico e lotta per un medesimo destino.


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Cyrano
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« Reply #1 on: Lun 8 Giu 09 23 »
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Ottimo e come sempre interessant issimo articolo.
Solo due appunti:
a) Oltre Labriola e de Ambris, il Sindacalism o Rivoluziona rio deve la sua nascita e la sua affermazion e a Filippo Corridoni, il cui pamphlet "Sindacalism o e repubblica" è indicativo di quanto afferma l'autore medesimo, ovvero la saldatura fra il "Particolari smo" e le autonomie locali e dei mestieri con la Totalità Organica rappresenta ta dalla Comunità Nazionale.
b) Gregori, seppur su posizioni critiche, si muove ancora in un'ottica classista, superata dallo stesso Sorel molto tempo prima.
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