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Author Topic: Claudio Risé. La crisi del dono  (Read 259 times)
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« on: Gio 7 Mag 09 11 »
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Susanna Dolci


Intervista Claudio Risé


crisidonoÈ, Claudio Risé [nella foto sotto], uno degli psicanalist i italiani di ampia fama nazionale ed internazion ale. Docente di Scienze Sociali alle Università di Trieste-Gorizia, Insubria (Varese) e Bicocca (Milano), da oltre trent'anni studia l'uomo e la donna ovvero il maschile ed il femminile, nelle loro molteplici sfaccettatu re. La vita, la famiglia e la genitoriali tà con particolare attenzione alla figura paterna intesa come assenza o come "mestiere" difficile. I suoi numerosi libri sono stati tradotti in molti paesi europei ed in Brasile. Un spazio internet a disposizion e del suo pubblico: www.claudio-rise.it. Esce in questi giorni per le Edizioni San Paolo La crisi del dono. La nascita e il no alla vita. È questo suo nuovo andare in riflessione, una discesa verso le «radici del pensiero che rifiuta la nascita». Un'attenzione di saggia misura sull'aborto inteso come quotidianit à di azione da cronaca e da statistica, di battaglia politica, di leggi, di polemica, di giudizi positivi e negativi, di "crimine" addirittura, di orrori legalizzati od illegali e di tanto altro da aggiungere. O da sottrarre.. . Dipende, sempre, dai punti di vista. Ma il libro non è solo questo... ed è già molto. "La crisi del dono" è una sorta di Summa che non tralascia nulla perché niente vuole lasciare nel silenzio. Tutti gli attori legati alla venuta al mondo vengono chiamati in causa. Siano essi uomini, donne, bambini stessi e dunque padri, madri e figli, miti e mitologie, cambiamento e rinnovament i, sacro e profano. Spetta, alfine ed in piena libertà, ad ogni singolo lettore decidere a quale cammino interpretat ivo accingersi. Che oscilla, in presenza, dagli albori temporali come il classico pendolo foucaultian o o la inimitabile quanto terribile spada di Damocle. Tutto sempre e come eterna scelta tra la vita e la morte. Un sentito ringraziame nto a Claudio Risé per la sua piena e gentile disponibili tà alla realizzazio ne dell'intervista che segue, nonostante i suoi molteplici impegni.

È stato appena editato dalle Edizioni San Paolo. È il suo "La crisi del dono. La nascita ed il no alla vita". Lei ci parla di: Mito, Nascita, Figlicidio, Figli, Uomo, Donna, Aborto... E tanto ancora...  Se dovesse definire il centro di questo libro, cosa direbbe?

È un libro sulla nascita, come evento fisico, psichico e simbolico, sul suo significato e sulle resistenze che suscita. Molto spesso non la vogliamo (non solo quella fisica), perché ci chiede sempre di cambiare, trasformarc i, ri/nascere.



Cos'è veramente l'aborto?

La scelta di evitare una nuova nascita sopprimendo il nascituro. Al di là delle considerazi oni morali (non spetta a me giudicare), è una scelta fortemente conservatri ce, contro il cambiamento . Dal punto di vista psicologico esprime un'avversione al futuro, alla trasformazi one che regge il mondo, cui oppone il potere dell'Io individuale, quello che decide, appunto, l'aborto.

Tra abortire e dare in adozione c'è da sempre in mezzo una montagna invalicabile? Perché?

risa_fondo-magazineÈ invece valicabile; molti la attraversan o. Occorre rinunciare al possesso del figlio. Che del resto nessuno ha, perché il figlio appartiene a sé stesso. E, per la persona religiosa, a Dio.

Com'è il mondo in cui viviamo? Cito alcuni termini ricorrenti nei suoi studi e libri: neopaganesi mo, narcisismo, droghe, guerra, terrorismo, scontro di etnie ma anche felicità come dono di sé, l'altro. Incubi quotidiani, difetti e pregi di questa nostra esile esistenza. Come affrontare al meglio o meno peggio tutto ciò?

Io racconto solo la psiche delle persone che vedo, la quale a sua volta parla del mondo in cui vivono. Un buon metodo per star bene, conosciuto da sempre,  potrebbe essere quello di cercare di essere se stessi, senza continuamen te conformarsi, o dipendere dall'approvazione degli altri. Ha dei prezzi, ma ci si guadagna il vivere la propria vita, e non quella altrui, o del sistema  di comunicazio ne dominante.



Uomo? Uomo selvatico? O Maschio? Identità maschile tra essere io e/od altro da proprio sé medesimo? Tra Don Giovanni e Padre?

Consiglio di evitare ogni etichetta, comprese quelle sopra elencate (anche se prese dai miei libri) ed ascoltare chi si è. Che è sempre dentro, non fuori di noi.



La Donna? Mi verrebbe di aggiungere "è mobile...." ma forse è meglio "selvatica"? E d'ingegno? A metà tra forza e mistero dell'eterno archetipo dell'essere femminile? La Grande Madre, terribile eppur generosa?

Idem. Ognuna scopra sé stessa, e la interpreti. Il resto riguarda le altre, non te.



Lei parla della figura del Padre come dono, assenza e mestiere? Chi è un padre?

Un uomo che genera con una donna un figlio, lo protegge e aiuta a crescere quando è piccolo, e poi a diventare se stesso quando è più grande. Una figura elementare, che la natura conosce da sempre.



La natura intesa come mondo selvatico? Ancora respira nel suo esistere?

Sì. Tra le prime leggi firmate dal nuovo Presidente degli Stati Uniti ce n'è una che estende enormemente le aree vincolate a Wilderness, cioè  destinate a rimanere incontamina te, già molto estese in quel Paese. E' una questione di grande attualità, e futuro. Ma naturalment e la Wilderness è ovunque, a cominciare da dentro di noi. Anche qui, si tratta di ascoltarla, e onorarla. E goderla.



Dove vanno i giovani?

Bisognerebb e chiederlo a loro. Io sono vecchissimo .



La comunità vivente ha ancora un suo specifico perché ben definito? È ancora dono e sacrificio?

Senza l'uno, e l'altro, non esiste comunità. Al massimo società, associazion i, club etc.



Famiglia VS divorzio. Anche qui quali i pregi, le colpe e loro effetti collaterali

La famiglia può fallire, così come un bimbo può essere soppresso. Basta si sappia che è un disastro, e non  si spacci divorzio ed aborto per cose da niente.



A conclusione . Siamo ancora in grado di trasformarc i e rinnovarci? O restiamo in una immobile opposizione che nega l'anelito alla vita?

Non siamo noi a scegliere. È la natura a determinare che tutto, nell'essere umano, cambia continuamen te nel corso della vita, le sue cellule, i suoi neuroni, i suoi sentimenti, il mondo intorno a lui. Certo possiamo optare per la sclerosi, mummificarc i a vent'anni; molti lo fanno. Sono di solito pazzi, e piuttosto infelici, ma si può fare anche così. Però è meglio seguire, con spirito di avventura e divertiment o, il misterioso  e sorprendent e itinerario che la vita ci propone.


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