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Author Topic: Infinito '800.  (Read 486 times)
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« on: Mar 14 Apr 09 15 »
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Francesco Mancinelli






Colgo la ghiotta occasione per promuovere e commentare  un pezzo di rara e mirabile sintesi storica, non solo perché si ispira ad un sano processo di contro-revisionismo storico che finalmente " aggiusta " un po'  il tiro su temi e termini quali la rivoluzione francese, la borghesia, il modello giacobino, la nazione, la contro-rivoluzione, la  Vandea ecc. ecc.,  ma perché mette in evidenza il ritorno di  interesse per la storia dell' '800, e per scrutare le sue tragiche e stimolanti dinamiche e contraddizi oni, tutte interne ai processi della modernità ;  e per capire infine ciò che probabilmen te ci può essere oggi "di simile, di recuperabil e e di ri-proponibile",  avendo chiaro però molto bene che stiamo circa oltre due secoli avanti.

Il pezzo scritto da Francesco Polacchi,  giovane leader del Blocco Studentesco,  è tratto da un ottimo blog giovanile  augustomovi mento che si sta seriamente alleando nella pratica della Kultur con la K maiuscola ( un fare veramente futuro,  ma senza "marchette" ... ) ,  un laboratorio di focalizzazi one e dibattito,  sui temi centrali  della critica alla democrazia ed dei suoi modelli filosofici di riferimento, con interventi di estremo spessore ed acutezza; un luogo virtuale che stà recuperando antiche questioni che si erano già aperte negli ambienti della destra radicale e della nuova-destra agli inizi degli anni '90 prima che un sottile processo "contro-rivoluzionario",  sia sul piano politico che su quello meta politico,  non avesse generato lo slittamento su posizioni dichiaratam ente "liberal-conservatrici"  spacciate per progressist e (la cui responsabil ità oggettiva va ricercata a mio avviso in un pezzo di italica nuova-destra); un processo che ha anticipando di fatto,  la metastasi post-ideologica che stiamo subendo.

Infatti,  se l'andare al là della destra e della sinistra per alcuni , significava arrivare " al nulla pensiero uniforme ed incolore ",  si ha quasi la nostalgia di ciò che prima perlomeno,  era ben " ideologizza to  e  metapoliticamente  radicato "  e soprattutto non era incolore; Popper ha ormai fatto più danni di Marcuse.

Francesco Polacchi ha colto nel suo intervento, con  la massima lucidità  dei fatti di estrema rilevanza:

1)  la storia contemporan ea non è niente affatto superata ;  la realtà è che,  nonostante la regressione industriale e la crisi avanzata anche del post-industriale,  si sta ancora vivendo un " prolungamen to quasi indefinito  dell'800' e delle sue dinamiche " (viene acutamente citato a tal proposito  lo storico marxista Hobsbawum).

2)  La borghesia cittadina di fine 700',  come categoria sociale e politica pre-rivoluzionaria,  è stata portatrice di una vera e propria "aristocrazia attiva del pensiero" e anche testimone matura ed assoluta di vero avanguardis mo politico;  ha creato di fatto il concetto stesso di "mobilitazione" culturale ; un ceto sociale spregiudica to ed ambizioso, erede legittimo delle corporazion i proprietari e medievali ,  detentrice fecondo di  scienza e tecnica ;  portatrice di conoscenza "riformatrice" sul piano giuridico-sociale, tanto che,  molti nobili ancora non azzerati  dal "dionisismo" nullafacent e di Versailles e dalla decadente monarchia assoluta,  si unirono a questa " nuova aristocrazi a borghese ", ricononosce ndole  senza mezzi termini  il ruolo di avanguardia, soprattutto nella ridefinizio ne del tema delle rappresenta nze  e nelle riforme istituziona li necessarie per la rifondazion e complessiva  dello stato e della pubblica amministraz ione.

3)  La guardia nazionale repubblican a (di fatto l'Esercito),  formarono l'idea che la Patria  era collegata necessariam ente all'idea della forza stessa della Nazione (la Nazione andava protetta dall'interno e dall'esterno proprio in quanto Patria),   nella continuità peraltro,  di quello che era stata già l'idea generata dallo Stato Nazionale formulata dall'ancien regime.

4)  Il motore filosofico degli eventi, da ricercarsi nella filosofia razionalist a prima e nell'illuminismo poi , si trasformaro no ben presto purtroppo in "monoteismo" del pensiero,  continuatore sottile ed incosciente di quel monoteismo biblico che avrebbero voluto azzerare;   un logos anch'esso di fatto "teologico-laico",  astratto dai contesti sociali e soprattutto dal radicamento territorial e . La tragedia del genocidio vandeano e bretone e la guerra civile tra francesi,  ne furono il tragico epilogo. Servì infatti la nascita del Bonapartism o pragmatico ( la destra rivoluziona ria) a bloccare il precipitare degli eventi e l'inutile aggressione/genocida delle città e dei cittadini armati contro le campagne ( da rileggere soprattutto Babeuf sulla storia del genocidio vandeano).

5)  La nuova classe borghese da aristocrazi a intraprende nte,  fini per diventare  così anch'essa " una oligarchia di potere " ; abbattendo il potere ormai di fatto assente della monarchia assoluta si trasformaro no loro stessi in un " arrogante potere " ; da "opportunità" di trasformaro no in "terrore" indiscrimin ato , una prassi astratta dai contesti sociali , anti-popolare,  ed infine apparato burocratico .  L'illuminismo assolutizza nte finì per fagocitare una reazione incontrolla ta  contro se stesso.

6)   Il neo-romanticismo nascente, fornì le armi per una critica spietata al logos monoteista della dea ragione,  ma tuttavia promosse anch'esso  processi rivoluziona ri e moti di liberazione già avviati nel solco  della rivoluzione francese,   ma fuori ed oltre "il logos monoteistic o della ragione", aprendo di fatto la stagione della cosiddetta " cultura della crisi " . Anche qui giovani avanguardie della borghesia illuminata cercarono l'accelerazione storica spesso sacrificand osi in prima persona ( es. i giovani patrioti italiani ).

7)   Questa seme sfocierà inevitabilm ente dopo l'industrializzazione e la grande guerra nello scontro tra opposte ( concorrenti ? ) e totalizzant i visioni del mondo,  guarda caso eredi entrambi della stessa rivoluzione giacobina originaria ; una fazione influenzata dal marxismo  ( la sinistra internazion alista ,  un'altra tappa della secolarizza zione monoteista giudaico-cristiana in cui già cadde la teologia illuminista)  e dall'altra la trasgressio ne assoluta della linearità della storia, l'immanenza sovrumanist a  evocata da Nietzsche e Sorel ( il Fascismo-sinistra nazionale e/o all'interno della Rivoluzione Conservatri ce la  cosiddetta Destra degli Dei ).

Ora da questa interessant i analisi  di Francesco Polacchi proviamo a porci delle domande di secca rottura .

Il tema tutto destro-radicale ( generato soprattutto dall'elaborazione da Evola e da A. Romualdi )  sulla crisi epocale dello Stato-Nazione è veramente e completamen te superato nella post-modernità ? Come si possono ri-conciliare le istanze delle piccole medie e grandi patrie e delle identità radicate rispetto al destino del nascente Stato Nazionale Euro-Asiatico ( l'Impero Interiore teorizzato da Alan De Benoist ... ) ?

La teoria fin troppo determinist a e spicciola ,  del cospirazion ismo giudeo-massonico contro trono e altare, che partendo dagli eventi del 1700-1800 porterebbe  all'attuale processo di globalizzaz ione e di mondializza zione,  può essere opportuname nte " ridimension ata ", o perlomeno "riformata", soprattutto alla luce di una seria critica storiografi a sulla necessitò tragica della modernità , di cui furono peraltro attori primari il Fascismo ed il Comunismo  e  alla luce soprattutto della complessità  della modernità stessa ?

E' proponibile un modello di "democrazia diretta e partecipati va dal basso " che non urti contro il pantheon metapolitic o destro-radicale (a quale modello di Polis ci ispiriamo) ?

E' possibile proporre o riscrivere per il nostro paese un periodo di " Liberazione Nazionale", quasi fossimo in una fase tendenzialm ente "pre-risorgimentale", molto simile a quella del dopo congresso di Vienna ?  al posto dei piccoli stai pre-unitari sorretti dal decadente impero austro-ungarico, abbiamo oggi,  la liquefazion e post-ideologica della politica, che è sorretta dall' unico modello unidimensio nale di fatto reazionario-conservatrice, un impero anch'esso in crisi ed etero-diretto peraltro da oligarchie economiche-finanziarie apolidi; infine va valutato attentament e l'avanzamento dell'analfabetizzazione  di massa,  causata dallo  strapotere mediatico).

La post-modernità,  e la sua accelerazio ne,  potrebbero ri-generare una nuova classe sociale " trasversale " ( come fu la prima borghesia pre-rivoluzionaria ) ,  pilotata da una minoranza illuminata ma non astratta, antagonista ma sempre propositiva,  evoluta e skillata sul piano della comunicazio ne e delle tecnica (la nuova conoscenza?) ,  che si ponesse come avanguardia di rinascita e di liberazione del  popolo?

Insomma l'articolo di Polacchi è di forte ispirazione, è quasi evocativo,   e  non tanto e non solo per la generosa  carrellata sul passato , quanto per uno sguardo di sana aggressivit à sul futuro;   l'intervento propone a mio avviso l'avvio di un dibattito sul prolungamen to stesso dell'800,  e a questo punto sul valore intrinseco di un nuovo avanguardis mo di stampo "neo-giacobino", tutto da ridisegnare, tutto da reinterpret are, tutto da ridirigere,  contro la Versailles della vecchia " monarchia assoluta dell'occidente" , una classe dirigente corrotta e debole,  tutta protesa alla pratica del vezzo edulcorato e stantio sorretto dal nulla mediatico :  insomma tornare ad essere come i nuovi predatori a caccia di vecchie prede.


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Francesco 33
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« Reply #1 on: Gio 16 Apr 09 01 »
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Questo interessant e e stimolante articolo tocca una tale quantità di tematiche (pensiamo solo al ruolo dell'intellettua le borghese nell'ambito della società moderna)  che su ognuna si potrebbe scrivere (e sono stati scritti) libri interi. Mi limito a una sola osservazion e: non vi è dubbio che l'idea della cospirazion e giudeo-massonica come fomento della Modernità in generale e delle rivoluzioni francese e americana in particolare non è sostenibile se ci si basa su un'attenta analisi dei fatti dal punto di vista storico, sociale e politico. Ciò non toglie che la Massoneria nelle sue varie diramazioni abbia avuto un ruolo importantis simo in tutto questo processo, ma più che di Macrocomplo tto o cospirazion e universale bisognerebb e parlare di «microcomplotti», magari neanche coordinati e contrappost i. Quanto alla crescita del potere delle lobby ebraiche (non esistono solo quelle, ovviamente, come ho già fatto notare), essa è una realtà, negata pubblicamen te dai più solo per ragioni di comodo, ma essa è stata un effetto, non una causa del processo.

Da pervicace cristiano, e cattolico, anti-giacobino e anti-bonapartista ovviamente ho maturato le mie convinzioni, ma questo non mi impedisce al contempo di potermi trovare d'accordo anche con persone che hanno tutt'altra opinione: è più importante il merito delle proposte.
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francesco mancinelli
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« Reply #2 on: Gio 16 Apr 09 10 »
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Questo interessant e e stimolante articolo tocca una tale quantità di tematiche (pensiamo solo al ruolo dell'intellettua le borghese nell'ambito della società moderna)  che su ognuna si potrebbe scrivere (e sono stati scritti) libri interi. Mi limito a una sola osservazion e: non vi è dubbio che l'idea della cospirazion e giudeo-massonica come fomento della Modernità in generale e delle rivoluzioni francese e americana in particolare non è sostenibile se ci si basa su un'attenta analisi dei fatti dal punto di vista storico, sociale e politico. Ciò non toglie che la Massoneria nelle sue varie diramazioni abbia avuto un ruolo importantis simo in tutto questo processo, ma più che di Macrocomplo tto o cospirazion e universale bisognerebb e parlare di «microcomplotti», magari neanche coordinati e contrappost i. Quanto alla crescita del potere delle lobby ebraiche (non esistono solo quelle, ovviamente, come ho già fatto notare), essa è una realtà, negata pubblicamen te dai più solo per ragioni di comodo, ma essa è stata un effetto, non una causa del processo.

Da pervicace cristiano, e cattolico, anti-giacobino e anti-bonapartista ovviamente ho maturato le mie convinzioni, ma questo non mi impedisce al contempo di potermi trovare d'accordo anche con persone che hanno tutt'altra opinione: è più importante il merito delle proposte.

Concordo pienamente con "la devianza" dell' internazion alismo massonico e sulla presenza incessante delle Radici Ebraiche della Modernità ( Sergio Quinzio ed. Adelphi).  

Credo anche che " le Elitè di pensiero " anche se indispensab ili, slegate dal contesto del reale e dal radicamento territorial e,  creino spesso un " mostrum " ...

Ma non credo assolutamen te ad i determinism i totalizzant i ed escatologic i dentro la storia , venendo io da una formazione tragico-nomilastica, sferica, nicciana  Grin

La modernità ha un processo " complesso " cosi' come la sua " crisi ".

Avendo celebrato per anni l'eroicità della Resistenza Anti-giacobina e Tradizional e in Europa, so anche riconoscere la parte  " costruens " dei fenomeni e punto oggi a pensare unitariamen te quello che fino aieri veniva pensato contradditt oriamente.

E comunque quello che volevo mettere in evidenza, sull'elaborazion e del pezzo di Francesco Polacchi è "l'immaginario" vichiano in cui siamo paradossalm ente collocati ( siamo in un sottociclo della storia contemporan ea ?)

I portatori " di Senso di Appartenenz a e Specificità " ( politici-religiosi-identitari-comunitari-ecologici-territoriali) , che oggi si battono gagliardame nte contro "il nulla che avanza" ed il pensiero unico , hanno oggi la stessa percezione elitaria di elaborazion e e di linguaggio,  che ebbero probabilmen te i primi Rivoluziona ri di fine settencento ed ottocento, e prima che la stessa Modernità li fagocitasse .

E' un esercizio sugli immaginari ovviamente, e non una riproposizi one pedissequa e/o puntuale.

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